Che si trattasse di un folle era una consapevolezza acquisita, ma sino a tal punto davvero mi sconvolse. Ovviamente non credetti neanche per un istante alla versione dello scherzo, e anche se tuttora lui la sostiene, io non penso sia stata la verità prevalente. Lo scherzo, come lui lo definisce, gli servì come in parte ammesso a strapparmi rassicurazioni implicite, ma che abbia sentito la necessità di farlo con quella urgenza, e in tal modo, è stato a dir poco inquietante. Vero è che gli piace scherzare, ho avuto modo di verificarlo in altre circostanze, ma in ognuna di esse ho imparato a scovare il tornaconto secondario. Ora le cose sono cambiate, ne è passato di tempo da quella sera, quindi so cosa posso aspettarmi, ma il giorno seguente, al bar Roma, non avrei messo la mano sul fuoco che ci saremmo rivisti. Quando ci arrivai, lui era già lì da un pezzo.

      Che cosa prendi? domandò sorridendo.

      Un’insalata verde con pomodori, dissi al cameriere.

      Per me una birra, disse lui.

      Non mangi?

      Non prima di aver parlato di quanto è accaduto.

      E’ accaduto quel che è accaduto…

      Sì, ma deve esser chiaro, così che tu possa accettare le mie scuse, che si è trattato di uno scherzo, null’altro che uno scherzo.

      La tesi dello scherzo la stai usando per celare le tue insicurezze… dissi d’un fiato. Liquidare la faccenda in tal modo ti permette di nascondere  il godimento di chi è riuscito ad ottenere ciò che desiderava, ovvero il mio dispiacere, pena inflittami per espiare la colpa di non essere caduta senza esitazioni tra le tue braccia.

      Tu dici?

      L’ho detto…

      Analisi esemplare, ma a questo punto non credo sia giusto trascurare quella che è stata la mia pena.

      Cioè?

      Vogliamo davvero addentrarci, senza riserve, in questo confronto?

      Certamente sì.

      Se vogliamo farlo seriamente dobbiamo tenere presenti tutte le forze in gioco. Se fosse vero che avrei sentito la necessità di infliggerti una pena, sarebbe da considerare altrettanto vero che la mia cattiva idea sia nata perché tu me ne avevi già inflitta almeno un’altra.

      Quale?

      Innanzitutto indurmi a pensare che il tuo solo o principale fine fosse prender parte al progetto di scrittura, dato il ricatto con cui hai avanzato la pretesa, ipotesi poi confermata dalla tua stessa confessione.

      Ma dai!

      E’ una congettura verosimile, non so quanto vera, ma a differenza di te non mi addentro nei meandri delle cause e degli effetti perché, lungi dal turbarmi, ritengo il tuo comportamento lecito, parte intrigante del gioco, il cui fine, per entrambi, è tentare di coinvolgere ulteriormente l’altro, cioè attirarlo a sé, o, se preferisci, farsi maggiormente desiderare.

      Se ritieni sensato quanto dici perché parli ancora di uno scherzo?

      Perché sono un signore e vorrei ne prendessi atto. Sin dall’inizio, più o meno seriamente, hai posto una condizione dopo l’altra, da me accolte senza batter ciglio e accettate in quanto parte divertente del gioco, ma quando decido di ripagarti con la medesima moneta, recitando meglio di te la mia parte, apriti cielo!

      Non puoi mettere sullo stesso piano i due comportamenti. Tu te ne sei andato lasciandomi lì come una scema…

      Ed è di questo, e soltanto di questo, che ti chiedo scusa, cioè per aver recitato scrupolosamente sino a quel punto. A dir tutta la verità, è stato anche un modo per impedirmi di saltarti addosso, desiderio presente sin dal primo istante, che i nostri baci hanno intensificato esponenzialmente. Lo scherzo, di là dalle ragioni addotte, mi ha consentito di allontanarmi per riprender fiato.

      Se è vero che hai recitato devo ammettere che sei bravissimo a entrare nella parte.

      Ho alle spalle svariate esperienze teatrali e mi piace uscire dai miei panni per entrare in altri, abilità che la prolungata confidenza con la scrittura ha ulteriormente affinato.

      Spero non ti dispiaccia sapere che resto comunque dubbiosa.

      Il dubbio è il pane dell’intelletto, e anch’io come puoi immaginare nutro i miei. La totale assenza di dubbi, ambita in generale a tutte le età, è la condizione che tiene artificialmente unite le coppie cui non intendiamo assomigliare, immerse in vite più o meno travagliate o noiose, perché appunto incapaci di sopportare il dubbio.

      E’ innegabile, su questo siamo completamente d’accordo.

      Io non so se ti sarei ugualmente piaciuto se non avessi accettato il tuo autoinvito a introdurti nella mia idea, e nemmeno so se ti andrà a genio la mia persona. Di fatto tu hai accolto il mio desiderio di far parte della tua vita, e ciò basta e avanza per farmi accettare ogni ragionevole richiesta. Direi quindi di voltare pagina e andare avanti.

      Come?

      Iniziando a organizzarci.

      Ho un’altra richiesta da farti.

      Anch’io…

      Non so quando né come, ma il giorno in cui inizieremo il lavoro vorrei che mettessimo per iscritto tutto ciò che sinora è accaduto, sin dal primo momento.

      Certo, perché no.

      La tua richiesta?

      Non so se posso azzardare.

      Provaci.

      Si avvicinò per baciarmi, mossa che naturalmente mi aspettavo, quindi lasciai che si accostasse sino a sfiorarmi il viso e un istante prima che le sue labbra entrassero in contato con le mie lo schiaffeggiai nuovamente.

      Non farlo mai più! dissi.

      Che cosa? chiese arretrando non poco sorpreso.

      Lo sai bene…

 

                                         

                                                   Fine 1° parte

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