Mi aspettavo che Giulia continuasse il suo racconto per dirvi com’è proseguita la conversazione, cioè che cosa ho aggiunto a quelle mie iniziali sparate, e soprattutto v’informasse di quel che candidamente ha detto lei non molto dopo, ma evidentemente ha deciso di cedere a me il compito. Io scrivo da tempo, e da che ne ho memoria ho un debole per la bellezza, inclusa quella femminile. Sono state tante e di varie nazionalità le creature con le quali ho vissuto storie più o meno intense e più o meno divertenti, sinché la ripetizione non mi ha condotto su un binario morto. L’epilogo è stato sempre il medesimo e spesso spiacevole. Allora compresi che dovevo dimenticare ogni insegnamento proveniente dalla tradizione e reinventarmi di sana pianta. Tuttavia un simile proposito, per essere applicato, richiede una partner giunta alle stesse conclusioni, o perlomeno vicino. E giacché la maggior parte dei miei contemporanei continua a viaggiare su binari da me abbandonati, diretti o accelerati che perseguono l’amore eterno o la sua totale assenza, mi ero messo l’anima in pace, per così dire, dedicandomi alla scrittura di brevi o lunghi racconti che almeno sulla carta realizzassero quel fine. Non che avessi smesso di provarci in concreto: ogni volta che è stato possibile non mi sono lasciato sfuggire l’occasione, e tuttora sono attento a cogliere quel che mi viene offerto dalla natura femminile, ma prima dell’incontro con Giulia la fortuna non mi aveva ancora baciato in fronte. Ci si chiederà come sia riuscito a intuire che lei incarnava una rarità. Innanzitutto l’assenza, nello sguardo e nel moto corporeo, di quel malcelato appagamento quasi sempre presente in soggetti dotati delle sue fattezze, come se la dote di natura rappresentasse un merito. Restava da verificare il resto, cioè le svariate virtù che possono o no esser presenti, che naturalmente più sono meglio è, ma prima di dispormi a recepire altre qualità, fu la tranquillità con la quale ascoltò le mie parole a convincermi di avere dinanzi a me un gioiello. Nonostante la mia teatrale improvvisata non si scompose e ascoltò ciò che avevo da dirle, cioè che avrebbe potuto incarnare la partner femminile sino allora presente soltanto nella mia immaginazione, e rischiando di esser preso per un idiota glielo comunicai di getto. Mai però mi sarei aspettato che dopo aver ascoltato nei dettagli la follia delle mie intenzioni, mi ponesse come condizione quella di prender parte attivamente alla scrittura dell’eventuale futuro. Disse proprio così: ci sto, a patto che l’opera che ne verrà fuori sia scritta da entrambi, cioè anche da me. Sul momento non capii quanto fosse realmente seria l’intenzione. Sai scrivere? chiesi. No, ma non credo sia importante, sorrise, ci penserai tu a correggere i miei limiti. Quel che effettivamente importa, come tu hai affermato, sarà la storia, quella reale e quella scritta.

 

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