Ovviamente sia io che Giulio potremmo raccontare ciò che tra noi è accaduto dall’inizio alla fine, cioè dal nostro primo incontro ad oggi, senza cedere la parola o la tastiera all’altro, ed è quel che avrebbe voluto fare lui prima che proponessi la mia partecipazione a questo esperimento, ma per quanto singolare sia la nostra relazione, una volta scritta, correrebbe il rischio di divenire una tra le tante, cioè sommarsi alle innumerevoli altre che da Adamo ed Eva in poi sono state narrate da un solo autore. In altre parole resterebbe priva dell’elemento che la rende unica, cioè la mia attiva presenza, di per sé importante non soltanto in quanto coautrice di questo lavoro, ma perché la dimensione sessuale e la questione dei ruoli all’interno e all’esterno del rapporto è stata e rimane la questione delle questioni. Ciò non mi autorizza ovviamente a occupare più spazio di quello opportuno, che pur essendo regolato dalla nostra discrezione, richiede auto moderazione. Ecco perché ho interrotto la narrazione prima del momento in cui gli comunicai le mie condizioni, ma anche per la curiosità di leggere la sua versione dei fatti. E’ vero che si può sempre tagliare o aggiungere, ma essendo un compito svolto da lui, preferisco dargliene il meno possibile. Questa impostazione, unita alla totale assenza di regole, ci rende di fatto liberi, all’occorrenza, di narrare da capo ogni episodio che ci riguarda dai nostri rispettivi punti di vista, perché comunque non si produrrebbero ripetizioni. Se tutto andrà per il giusto verso, questo sarà l’inedito valore. Mai prima in nessun testo sono state contemporaneamente presenti le due versioni della vicenda umana che più di ogni altra dà senso alla vita.

Tornando a quella sera devo dire che è stata molto divertente. Da allora è cominciato il diletto che non mi sarei aspettata di provare frequentando il folle che m’invitò a partecipare a una rivoluzione ignorando a che punto io la rappresentassi. Senza presunzione si può affermare che non soltanto Giulio ha trovato in me una partner pronta a stare al gioco come tale, ma anche una soluzione artistica la cui validità non colse immediatamente. Gilet nero e scarpe di vernice, dopo avermi chiesto se sapevo scrivere, valutate le mie argomentazioni, chiese quali letture ritenessi importanti e quali fossero i miei autori preferiti. Mentre decantavo il valore assoluto di Shakespeare, ponendolo in cima alla mia lista, lui faticava a distogliere lo sguardo dalle mie gambe. Indossavo una minigonna non molto corta, ma essendo seduta la parte che le copriva finiva inevitabilmente per ridursi. Ti piacciono le mie gambe? dissi. Molto, rispose prontamente, sollevando lo sguardo. Quindi, insistetti, accetti o non accetti? In tutta risposta tentò di baciarmi. Fu un’ottima risposta, ma perché capisse con chi aveva a che fare, lo schiaffeggiai. Forse non sono stata chiara, spiegai sorridendo. La mia partecipazione a questa storia dipende dalla risposta che non mi hai ancora dato.

Lui alzò sconcertato le sopracciglia, ma velocemente si riebbe.

      Il mio bacio era, di fatto, un sì, disse.

      Bene, continuai, a questo punto dobbiamo concordare le modalità dei due percorsi, cioè quello concreto e quello letterario.

      Preferirei non concordassimo alcunché, obiettò avvicinandosi al mio viso per tentare nuovamente di baciarmi.

      Lo so bene… sospirai ponendogli una mano sul petto per fermarlo, ma anche l’assenza di regole richiede  punti fermi.

      Sentiamo, disse rassegnato.

      Per quanto concerne noi, intesi come soggetti fisici, non accadrà nulla di diverso da quel che succederebbe se non avessimo fini secondari, cioè non vivremo insieme, ammesso si voglia, non si farà o cercherà di fare all’altro ciò che l’altro non desidera, e, cosa della massima importanza, nessun obbligo di fedeltà, entrambi saremo liberi di frequentare chi più ci aggrada. In altre parole noi non diverremo una coppia, intendo ciò che comunemente s’intende per coppia.

      Sono d’accordo su tutta la linea, disse annuendo.

      Bene.

      Ora posso baciarti? domandò avvicinando nuovamente le sue labbra alle mie.

      No! dissi alzandomi dalla sedia.

      Perché?

      Perché non voglio…

 

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