La baciai, eccome se la baciai! E fu tutto meraviglioso: non soltanto perché meravigliosa è lei e ogni singola parte del suo corpo, ma perché prima di riuscirci fu tutto molto intrigante…

      Quest’ostinato rifiuto mi fa pensare che non ti piaccio, dissi a quel punto, e se così fosse dovrei prenderne atto, ma siccome non ci credo perché non avresti accettato il mio invito e quindi non saremmo qui, penso che più semplicemente ti diverta condurre il gioco, ma non è consigliabile che tra noi si erga un conduttore, non sarebbe il miglior modo di cominciare, ragion per cui adesso sono io a porti una condizione: l’inizio del lavoro sul testo avverrà soltanto dopo che mi avrai concesso almeno un bacio, ovvero quanto di più propizio possa esserci per dare inizio a questa storia… dissi mostrandomi il più serio possibile.

      Quanto di più propizio? domandò divertita.

      Non credi?

      Non ti sembra un po’ infantile? Non pensi che dovresti adoperarti per farmelo desiderare?

      E’ quel che sto facendo.

      A me sembra che prima di far gioire il mondo, parole tue, tu voglia far gioire innanzitutto te stesso.

      Ti sbagli di grosso, gioiresti quanto me.

      Cosa te lo fa supporre?

      Quel che credo tu abbia intuito, cioè che so il fatto mio.

      Ok, va bene, però non qui né ora, sospirò prendendomi sottobraccio, facciamo un salto al Cacao e vediamo come si mettono le cose.

Ci spostammo al Cacao, un piccolo locale sul fiume, comodi divani, buona musica e inebrianti profumi. Nel tragitto, a bordo della mia auto, mi chiese quale fosse la mia visione del mondo e come in genere trascorrevo le giornate. Cercando di farla breve, perché non riuscivo a distrarre il mio sguardo dalle sue labbra e da tutto il resto, dissi che le mie giornate non esistono perché difficilmente ne trascorro di simili. E per quanto concerne la visione del mondo, spiegai, espressione che induce a pensare che il mondo possa essere visto, cosa impossibile perché il mondo non è la terra ma un’astrazione che allude all’insieme più o meno dettagliato del passato alla luce del presente, il cui contenuto per chi lo vede dipende da quel che sa e da ciò che ignora, ebbene, la visione che al momento ho io, conclusi, è un luogo del tutto immaginario cui urge la nostra storia.

      La nostra?    

      Certo, cioè quella che potrebbe diventare pubblica se riuscissimo a renderla tale.

      Potrebbe?

      Non sono stato io a metterlo in dubbio.

      Non dirmi che stai ancora pensando al bacio, disse fingendo di cadere dalle nuvole.

      A te era passato di mente?

      Speravo fosse passato a te.

      E’ impossibile: per riuscirci dovrei smettere di guardarti.

      Va bene, se vuoi ora puoi baciarmi, disse compiaciuta, con un sorriso benevolo, inspirando ed espirando profondamente.

      A questo punto dovrai essere tu a baciarmi… dissi volgendo il capo altrove.           

      Dai! A che gioco stiamo giocando? domandò leggermente innervosita.

      Al tuo…

Fu sul punto di  replicare ma rinunciò: inspirò, come si fa per proferire parola, ma si trattenne. Si volse verso di me, afferrò il bavero della mia giacca, mi avvicinò con decisione e mi baciò. Il piacere fu inenarrabile, di quelli che non vorresti finissero mai…

 

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