Credo sia il caso di tornare al nostro primo incontro, indimenticabile come ogni altro momento trascorso in sua compagnia, ma particolarmente importante per ciò che ne seguì. Ho però trovato azzeccata la scelta da lei adottata, cioè interrompere la sequenza temporale del racconto. La nostra tacita intesa operativa sta funzionando meglio di quanto mi aspettassi. Ora, dopo i primi interventi, abbiamo deciso di proseguire il lavoro anche quando non siamo insieme. In tali circostanze, finito il pezzo, lo inviamo all’altro via mail, con o senza commenti, incollandolo a quanto già scritto, e così a seguire. Io ho il compito di rivedere sintassi, composizione e termini da lei usati, il che ha avviato una discussione che probabilmente ci porteremo appresso. Lei sostiene che intervengo troppo sui suoi brani, creando una omologazione stilistica che potrebbe indurre a ritenere che ci sia un solo autore o autrice. Il problema è reale, anche se a mio avviso di scarsa importanza, e comunque per ora di non facile soluzione. Forse più in là interverrò meno, forse lei stessa diverrà più brava, ma al momento devo occuparmene come sto facendo. Giulia si esprime come parla, ma data la non ovvietà dei temi trattati non sempre quel che ne scaturisce basta a generare un’esposizione accettabile.

Quella sera, al Cacao, inebriato dal suo attesissimo bacio, mi ritrovai a baciarla e a ribaciarla letteralmente estasiato, senza riuscire a staccarmi dalla dolcezza delle sue labbra. La tenevo stretta accarezzandole i capelli, le circondavo la vita con un braccio, ubriaco di piacere, attirandola a me per impedirle di porre fine a quella delizia.

     Mi stai soffocando…  disse a un certo punto rossa in viso.

     Anche tu.

     Io non sto facendo nulla.

     Tuttavia basta e avanza.

Quando riprendemmo fiato, bevuto il nostro drink alla fragola, le chiesi che cosa volesse fare.

     Non quello che probabilmente hai in mente tu, rispose.

     Che cosa avrei in mente io?

     Quel che ora non vorrei fare

     Sarebbe?

     Dimmi la verità: il discorsetto con cui ti sei presentato, cioè iniziare una storia per poi farla divenire un soggetto da scrivere, è stata una cosa inventata sul momento, vero? Non credo fosse il tuo primario obiettivo, dubito insomma che lo pensassi seriamente.

      Perché?

      Perché non sta né in cielo né in terra! Intanto l’idea non ha nulla di rivoluzionario. Questo escamotage, come suppongo tu sappia, ricorda da vicino l’invenzione del signor Leopold Sacher-Masoch, intrepido cultore della totale sottomissione alla donna, cui si deve il termine masochismo.

     Mentirei se negassi l’impatto che ha avuto su di me il tuo aspetto, ma non è stata una trovata: il desiderio di dar vita a una storia radicalmente diversa ed eventualmente scriverla era presente in me da tempo.

      Per darle vita o per scriverla?

      Entrambe le cose: da anni fantastico un rapporto che faccia tesoro delle conclusioni cui a fatica sono giunto, cioè ovviare all’errore che ha condizionato le mie precedenti vicende e la mia vita sinora…

      Cioè? Quale sarebbe?

      Incarnare il peggio della millenaria cultura maschile.   

      Davvero pensi che possa bastare la volontà? Il destino di un rapporto dipende da due persone.

      Non c’è dubbio, infatti, ho subito pensato a te come la parte mancante.

      Ma smettila! Probabilmente ti comporti in modo simile con la maggior parte delle donne che ti piacciono.

      Non lo nego, ma non appena ho iniziato a parlarti è istantaneamente cresciuta in me la certezza di aver trovato la persona che cercavo. Ora, infatti, non ho alcun dubbio.

      Non sai nulla sul mio conto.

      Quel che al momento so basta e avanza: sei una buona lettrice e ambisci a divenire scrittrice, coincidenza che ha del magico.

      Il fatto che io partecipi alla scrittura di quel che ne sarà di noi non garantisce affatto che tra noi possa funzionare.

      Le condizioni che hai posto per iniziare contengono tutte le cautele del caso e sono le medesime che avrei proposto io…

      Però non garantiscono alcunché circa i futuri sviluppi. Insomma, non sono alla ricerca di garanzie: sarebbe stupido. Nemmeno in quanto viventi abbiamo un futuro garantito, ma sto cercando di smorzare il tuo eccessivo entusiasmo perché potrebbe essere controproducente.

      Non vedo come.

      Dando per scontate cose che non lo sono.

      Ad esempio?

      Ritenere che la buona volontà basti a far di te un soggetto diverso dal tipico maschio eterosessuale.

      Mettimi alla prova.

      Lo sei già…

      Ti faccio osservare che anche la tua prudenza non basta a far di te un soggetto diverso dalla tipica femmina isterica.

      La tipica femmina isterica non sarebbe qui.

      E il tipico maschio eterosessuale avrebbe già interrotto, con qualsiasi mezzo, questa conversazione. A differenza di Leopold von Sacher-Masoch, e di ogni altro, io non desidero né una padrona né una schiava. Quindi, sia nel concreto sia in ciò che potremmo scriverne, ciò che ne sarebbe di noi non avrebbe nulla a che vedere con la vita e le opere di nessun altro.

      Sei consapevole di quale fortuna io rappresenti per te?

      Non sto dicendo altro.

      Intendo te in quanto scrittore.

      Mi stai nascondendo segrete abilità?

      No… disse con un inaspettato evidente orgoglio, però penso che indipendentemente da quanto accadrà tra noi, quel che ne verrà fuori, scrivendone in mia compagnia, sarà del tutto differente da qualsiasi altra cosa, anche magistralmente scritta, creata da un solo autore.

 

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