Ci volle tutto il mio talento per rendere verosimile, pertanto credibile, il finale di quella conversazione. E benché Giulia ora sia al corrente che si trattò di uno scherzo, avendolo appreso il giorno seguente, si è presa il gusto di narrare nei dettagli la mia recita così come la visse: una comprensibile vendetta. Quando sono euforico adoro scherzare, e quella sera ero al settimo cielo. Avendo inteso con chiarezza che non sarebbe stato possibile né consigliabile spingermi oltre, cioè portarmela a letto il più presto possibile, o alla peggio tentare di farmela sul divano sul quale sedevamo, non trovai miglior rimedio per gestire la mia impazienza che inventarmi la facile scenetta dell’innamorato insicuro, anche per verificare, lo ammetto, se il suo interesse nei miei riguardi era paragonabile al mio nei suoi. Molti riterranno questo scherzo di cattivo gusto, perché su certe cose non si dovrebbe scherzare, ma io non credo esistano cose sulle quali non si possa, all’occorrenza, scherzare. Consapevole che questa mia inclinazione denota una leggera propensione al sadismo, la recita che lo scherzo intrinsecamente implica consente di capire aspetti della persona coinvolta che diversamente non si renderebbero leggibili. Va infatti rilevato che lei credette facilmente a quella pantomima perché qualcosa di vero in quei miei vaneggiamenti c’era, cosa che tuttavia era lungi dal turbarmi. Da lei e dal nostro incontro, lo ripeto, non potevo aspettarmi di più né di meglio.

La chiamai il mattino dopo di buon’ora, e naturalmente non rispose subito, dovetti richiamarla più volte.

      Ciao Giulia! Come stai? dissi come se nulla fosse accaduto.

      Che cosa vuoi? domandò freddamente.

      Vorrei  scusarmi.

      Per cosa?

      Credo tu lo sappia: per quel che ho pensato e soprattutto detto.

Non le svelai subito che era stato uno scherzo, preferii continuare la recita dell’innamorato invasato ma pentito dei suoi eccessi.

      Accetto le tue scuse ma non m’interessa più nulla, né di te né del tuo progetto… sentenziò.

      Possiamo parlarne di persona?

      Non vedo cosa ci sia da parlare: ti sei comportato da pazzo, quindi con tutta probabilità lo sei, ed io non ho alcuna intenzione di relazionarmi con persone instabili.     

      Certamente sono pazzo di te, ma devo confessarti qualcos’altro e devo farlo di persona.

      Qualsiasi cosa abbia da dire dilla subito, altrimenti riattacco.

      Sarebbe meglio se ne parlassimo di persona.

      Sto per riattaccare

Non potevo rischiare lo facesse davvero, quindi confessai ciò che andava confessato.

      Si è trattato di uno scherzo, nient’altro che uno scherzo, ho recitato la parte sino in fondo, e forse ho esagerato.

      Forse?!

      Ho esagerato.

      Perché? A che pro’?

      Adoro recitare, mi piace argomentare quel che non penso e talvolta mi faccio prendere la mano, specie se sono euforico, e ieri avevo tutte le ragioni per esserlo. Tu sei oggettivamente meravigliosa, da ogni punto di vista, assolutamente adorabile, non avrei potuto fare incontro migliore e ne sono indicibilmente felice.

      Come faccio a sapere se la parte recitata è stata quella di ieri sera o quella che stai sostenendo ora?

      E’ per fugare questo dubbio che vorrei parlarti di persona, ma se ci rifletti con calma ti accorgerai che le sole parole prive di senso sono state le ultime…

      Dove e a che ora?

      Direi subito…

      No, a mezzogiorno al Bar Roma, così mangiamo insieme.

 

 

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