Il rapporto di coppia nel Romanzo della nostra vita

    Il rapporto di coppia nella nostra storia

 

     Come spiegare in breve che Il romanzo della nostra vita è l’evento letterario più significativo degli ultimi trent’anni? Impossibile, pertanto non ci proveremo.

Nell’esporvi queste considerazioni dobbiamo necessariamente venir meno al principio che caratterizza il nostro lavoro di autori. Per chi non sappia a cosa stiamo alludendo, cioè non abbia letto o anche solo iniziato a leggere il Romanzo della nostra vita, la storia che stiamo vivendo, scrivendo e pubblicando, qualche parola è d’obbligo…

Tutti gli altri avranno già capito a cosa ci riferiamo.

Ciò che distingue la nostra vicenda e la sua scrittura da qualsiasi altra l’abbia preceduta, non è solo la novità in sé, ma qualcosa che non era mai stato realizzato prima. Di che si tratta?

La prima radicale e concreta differenza tra ciò che ci riguarda e qualsiasi altro rapporto di coppia, è che il nostro non è un rapporto di coppia. Siamo un uomo e una donna ma non siamo fidanzati né sposati, e nessuno dei due si sogna, all’occorrenza, di definire l’altro suo compagno o compagna. Perché? Le risposte sono all’interno del testo.

La seconda è che per la prima volta in letteratura i due protagonisti di una storia sentimentale hanno sin dal principio ugual voce in capitolo, cioè la propria. Il divenire del testo prevede infatti la costante alternanza tra la scrittura del punto di vista maschile e quello femminile, quindi anche la naturale esposizione di tutte le implicite differenze presenti nel rapporto tra i sessi.

Conservando la nostra scientifica equità espositiva anche questi articoli inerenti al rapporto di coppia, necessari per rendere nota l’esistenza della nostra opera, li componiamo uno a testa, ma riteniamo irrilevante precisare se sia stato l’uno o l’altro…

La vita di coppia

    Alcuni luoghi comuni

 

     Secondo un luogo comune tanto comune da non essere in discussione, la vita di coppia funziona soltanto se risulta soddisfacente sotto le lenzuola, in campagna o al mare, in altre parole sinché sopravvive il desiderio sessuale. Trattandosi di un luogo comune, da secoli la certezza si tramanda di generazione in generazione. Secondo questa convinzione il primo implicito o esplicito fine dell’incontro tra uomo e donna sarebbe il godimento sessuale, quindi la vita di coppia sopravviverebbe alle mille insidie della modernità solo se appagante sul quel piano. Un altro indistruttibile luogo comune avverte tuttavia che l’appetito sessuale perde d’intensità, col trascorrere degli anni, trasformandosi in un più o meno sentito affetto, da alcuni considerato il solo autentico amore. La prima convinzione assegna importanza decisiva al piacere fisico, la seconda confida implicitamente sulla soddisfazione derivante dalla compagnia dell’altro sesso.

La vita di coppia in un momento felice

I luoghi comuni inerenti alla vita di coppia sono innumerevoli e spesso antitetici. In amore vince chi fugge o chi resta? Compleanni e onomastici, coi relativi regali, sono opportunità importanti per rinsaldare il legame? Quali azioni avvicinano o allontanano i desideri del partner? Che cosa desidera un uomo o una donna dall’altro sesso? C’è almeno una risposta valida fra quelle possibili? Certamente no, e la ragione è semplice: non esiste alcun sapere, moderno o tradizionale, che garantisca la riuscita della vita di coppia. Jacques Lacan, seguace di Sigmund Freud, perentoriamente affermava: “ il rapporto sessuale non esiste. Non c’è in altri termini nulla di naturale, che vada da sé, nel rapporto tra i sessi. Si fa quel che si è in grado di fare, a proprio modo, per dar vita a una condizione che non è mai realmente stabile per la semplice ragione che non può esserlo. Perché in natura, nel mondo animale, generalmente lo è? Perché gli umani non sono animali, i quali, come è noto, possono naturalmente riprodursi senza sentire l’esigenza di creare alcun rapporto di coppia

Il rapporto di coppia

Il rapporto di coppia simbolizzato dalle mani intrecciate.

IL RAPPORTO DI COPPIA

 

Non intendevamo attirare l’attenzione in nessun altro modo, trattando le questioni inerenti al rapporto di coppia, se non in quello da noi scelto, cioè scrivere e pubblicare la nostra privata rivoluzione, ma con rammarico ci siamo resi conto che non è sufficiente.

Affinché si sappia che stiamo creando un’opera senza precedenti dobbiamo rivolgerci ai naviganti del Web non come protagonisti, autori ed editori della nostra storia, cioè l’inedita narrazione di quanto sta accadendo tra noi, ma in modo del tutto opposto, cioè come consiglieri o informatori.

In sostanza non possiamo aspettarci di essere rintracciati in quanto autori del Romanzo della nostra vita perché le leggi della rete ci informano che affinché ciò possa eventualmente avvenire dobbiamo innanzitutto parlare a chiunque attingendo al linguaggio di tutti, ma soprattutto trattare le tematiche presenti nel nostro rivoluzionario sodalizio in modo differente da quello puramente letterario.

Che cosa significa, in pratica? Se la creazione di Adamo ed Eva nasce dal desiderio di ovviare ai millenari errori inerenti al rapporto di coppia, operazione da noi messa in atto attraverso un cammino concreto e narrativo del tutto singolare, l’esigenza di raggiungere i potenziali lettori del testo ci impone di adeguarci alle inaggirabili direttive del marketing online. Come? Dando risposte più o meno esaurienti alle più pertinenti ricerche effettuate dagli uenti tramite i motori di ricerca. Da scrittori dobbiamo trasformarci, almeno un po’, in giornalisti. Da dove iniziare, quindi, se non dal rapporto di coppia?

Molti si chiederanno: per quale ragione? Perché se è indubbio che il lancio di un’opera cartacea richiede la pubblicità sui più svariati mezzi, sul Web il mezzo dei mezzi è Google, un automatismo algoritmico strutturalmente ideato per offrire servizi ai cosiddetti utenti. Per attrarre quest’ultimi, beneficiando di ciò che ne consegue, è necessario conquistare le posizioni di rilievo della prima pagina del più importante motore di ricerca. Non esiste altra strada. Come si raggiunge questo traguardo? Creando articoli di facile consultazione realizzati con criteri specifici emanati dalle direttive stesse del motore di ricerca. Questo, riguardante il rapporto di coppia, quindi del tutto attinente alla tematica della nostra opera, è il primo, o meglio un’anteprima.

1) * Giulio / L’incontro

 

     Procedevamo a piedi in senso opposto lungo una stradina affollata. Avevo un impegno urgente che m’imponeva un passo veloce, ragion per cui mi limitavo a guardare dove mettevo i piedi. A un certo punto, forse il rumore dei suoi tacchi, sollevo lo sguardo e come d’incanto dimentico ogni impegno. Non descriverò il suo aspetto, non ci proverò nemmeno, conoscendo i limiti del linguaggio, e in nessun caso aggiungerei il mio racconto alle innumerevoli descrizioni dell’effetto che una creatura del genere può fare su un uomo, anche perché, per quanto folgorante, non è stata la mirabile visione a generare l’ammirazione che nutro per lei, né quel che siamo divenuti l’un per l’altro. A ciò va aggiunto che io non sono un uomo. Ho, di fatto, un nome, il mio sesso è maschile, i miei godimenti sono spiccatamente eterosessuali, ma non sono un uomo. Con quest’apparente paradosso intendo dire che non riconosco sufficiente autorevolezza a qualsiasi cultura voglia descrivermi, sia religiosa, scientifica, esoterica o marziana. La stessa cosa (ma lei lo direbbe in modo diverso) vale per Giulia, essendo più dotata di qualsiasi altra donna di mia conoscenza. E non si tratta, per esser chiari, di virtù naturali o culturali, benché non manchino, ma di ciò che ha elaborato mettendoci del suo. Questo è il punto cruciale che ha reso possibile la nostra intesa, fatalità che non potevo prevedere ma che intuii quando ci s’imbatté l’uno nell’altro, o meglio, nel momento in cui incrociai il suo sguardo. Mi feci largo tra i passanti e quando la raggiunsi, sbarrandole il passo, le dissi d’un fiato: scusa la sfacciataggine, ti sembrerà folle quel che sto per dire, ma credo che noi, insieme, potremmo gioire e far gioire il mondo. Quale altra elegante signorina, invece di ignorarmi o scappare a gambe levate, mi avrebbe ascoltato?

 

2) # Giulia / La proposta

      

      Proprio così, spaventandomi a morte, si presentò. Interruppe il mio cammino e con un sorriso e una faccia che non saprei descrivere si mise a sparare quelle assurde parole. Lì per lì non ne capii il senso, pensavo mi avesse confuso con qualcun altra, quindi gentilmente gli risposi, sicuro che stai parlando a me? Lui accentuò il sorriso, alzò le sopracciglia e con la medesima indescrivibile faccia mi sussurrò all’orecchio, nessun’altra se non tu potrebbe capire che non sto scherzando

A quel punto, benché non poco ancora impaurita, lo osservai con più attenzione. Si vedeva che non era un folle pericoloso e neanche un tossico, quindi chiesi che cosa intendesse dire. Al ché, come se nulla fosse, iniziò a spiegarmi che io sarei stata la partner giusta per realizzare un progetto rivoluzionario. Che genere di progetto? dissi perplessa. E lui, gli occhi nei miei occhi, se ti presenterai questa sera alle nove, al Soho 23, ti descriverò la cosa nei dettagli.

Ci andai, conoscevo il locale e anche molti degli abitué, quindi potevo stare tranquilla. Comparve alle nove in punto, ordinammo da bere e non appena iniziò a spiegarmi quel che aveva in mente compresi che pur non essendo pericoloso era di certo folle. Ciò che proponeva, nel caso in cui le sue caratteristiche personali mi fossero andate a genio, (cosa che più o meno implicitamente dava per certa) era inaugurare la nostra storia, quella tra me e lui, senza regole di alcun genere e senza altro fine che non fosse sperimentale. Un modo come un altro per chiedermi se ci stavo, e non certo nuovo, ma ciò che destò la mia attenzione, da allora rimasta vigile, fu la confessione del suo secondo o primo fine, cioè ricavarne una vicenda da mettere per iscritto che fosse senza precedenti. Ammesse le premesse, dissi, cosa ti fa pensare che io sia adatta a tal scopo, che tu possa fare al caso mio e che l’eventuale avventura possa divenire così significativa? Scoppiò a ridere, gli piace ridere, caratteristica divenuta in seguito di mio gradimento, ma allora se ne servì per non rispondere. Non poteva esserne certo, chi lo è mai stato prima di iniziare, ma lui continuò a ostentare granitica certezza, non so se posso fare al caso tuo, non ho la più pallida idea della direzione che prenderà la storia. Quel che m’interessa è che abbia inizio, e so per certo che non sarà una vicenda qualunque

3) * Giulio / La controproposta

     

      Mi aspettavo che Giulia continuasse il suo racconto per dirvi com’è proseguita la conversazione, cioè che cosa ho aggiunto a quelle mie iniziali sparate, e soprattutto v’informasse di quel che candidamente ha detto lei non molto dopo, ma evidentemente ha deciso di cedere a me il compito. Io scrivo da tempo, e da che ne ho memoria ho un debole per la bellezza, inclusa quella femminile. Sono state tante e di varie nazionalità le creature con le quali ho vissuto storie più o meno intense e più o meno divertenti, sinché la ripetizione non mi ha condotto su un binario morto. L’epilogo è stato sempre il medesimo e spesso spiacevole. Allora compresi che dovevo dimenticare ogni insegnamento proveniente dalla tradizione e reinventarmi di sana pianta. Tuttavia un simile proposito, per essere applicato, richiede una partner giunta alle stesse conclusioni, o perlomeno vicino. E giacché la maggior parte dei miei contemporanei continua a viaggiare su binari da me abbandonati, diretti o accelerati che perseguono l’amore eterno o la sua totale assenza, mi ero messo l’anima in pace, per così dire, dedicandomi alla scrittura di brevi o lunghi racconti che almeno sulla carta realizzassero quel fine. Non che avessi smesso di provarci in concreto: ogni volta che è stato possibile non mi sono lasciato sfuggire l’occasione, e tuttora sono attento a cogliere quel che mi viene offerto dalla natura femminile, ma prima dell’incontro con Giulia la fortuna non mi aveva ancora baciato in fronte. Ci si chiederà come sia riuscito a intuire che lei incarnava una rarità. Innanzitutto l’assenza, nello sguardo e nel moto corporeo, di quel malcelato appagamento quasi sempre presente in soggetti dotati delle sue fattezze, come se la dote di natura rappresentasse un merito. Restava da verificare il resto, cioè le svariate virtù che possono o no esser presenti, che naturalmente più sono meglio è, ma prima di dispormi a recepire altre qualità, fu la tranquillità con la quale ascoltò le mie parole a convincermi di avere dinanzi a me un gioiello. Nonostante la mia teatrale improvvisata non si scompose e ascoltò ciò che avevo da dirle, cioè che avrebbe potuto incarnare la partner femminile sino allora presente soltanto nella mia immaginazione, e rischiando di esser preso per un idiota glielo comunicai di getto. Mai però mi sarei aspettato che dopo aver ascoltato nei dettagli la follia delle mie intenzioni, mi ponesse come condizione quella di prender parte attivamente alla scrittura dell’eventuale futuro. Disse proprio così: ci sto, a patto che l’opera che ne verrà fuori sia scritta da entrambi, cioè anche da me. Sul momento non capii quanto fosse realmente seria l’intenzione. Sai scrivere? chiesi. No, ma non credo sia importante, sorrise, ci penserai tu a correggere i miei limiti. Quel che effettivamente importa, come tu hai affermato, sarà la storia, quella reale e quella scritta.

 

4) # Giulia / Il bacio

     

      Ovviamente sia io che Giulio potremmo raccontare ciò che tra noi è accaduto dall’inizio alla fine, cioè dal nostro primo incontro ad oggi, senza cedere la parola o la tastiera all’altro, ed è quel che avrebbe voluto fare lui prima che proponessi la mia partecipazione a questo esperimento, ma per quanto singolare sia la nostra relazione, una volta scritta, correrebbe il rischio di divenire una tra le tante, cioè sommarsi alle innumerevoli altre che da Adamo ed Eva in poi sono state narrate da un solo autore. In altre parole resterebbe priva dell’elemento che la rende unica, cioè la mia attiva presenza, di per sé importante non soltanto in quanto coautrice di questo lavoro, ma perché la dimensione sessuale e la questione dei ruoli all’interno e all’esterno del rapporto è stata e rimane la questione delle questioni. Ciò non mi autorizza ovviamente a occupare più spazio di quello opportuno, che pur essendo regolato dalla nostra discrezione, richiede auto moderazione. Ecco perché ho interrotto la narrazione prima del momento in cui gli comunicai le mie condizioni, ma anche per la curiosità di leggere la sua versione dei fatti. E’ vero che si può sempre tagliare o aggiungere, ma essendo un compito svolto da lui, preferisco dargliene il meno possibile. Questa impostazione, unita alla totale assenza di regole, ci rende di fatto liberi, all’occorrenza, di narrare da capo ogni episodio che ci riguarda dai nostri rispettivi punti di vista, perché comunque non si produrrebbero ripetizioni. Se tutto andrà per il giusto verso, questo sarà l’inedito valore. Mai prima in nessun testo sono state contemporaneamente presenti le due versioni della vicenda umana che più di ogni altra dà senso alla vita.

Tornando a quella sera devo dire che è stata molto divertente. Da allora è cominciato il diletto che non mi sarei aspettata di provare frequentando il folle che m’invitò a partecipare a una rivoluzione ignorando a che punto io la rappresentassi. Senza presunzione si può affermare che non soltanto Giulio ha trovato in me una partner pronta a stare al gioco come tale, ma anche una soluzione artistica la cui validità non colse immediatamente. Gilet nero e scarpe di vernice, dopo avermi chiesto se sapevo scrivere, valutate le mie argomentazioni, chiese quali letture ritenessi importanti e quali fossero i miei autori preferiti. Mentre decantavo il valore assoluto di Shakespeare, ponendolo in cima alla mia lista, lui faticava a distogliere lo sguardo dalle mie gambe. Indossavo una minigonna non molto corta, ma essendo seduta la parte che le copriva finiva inevitabilmente per ridursi. Ti piacciono le mie gambe? dissi. Molto, rispose prontamente, sollevando lo sguardo. Quindi, insistetti, accetti o non accetti? In tutta risposta tentò di baciarmi. Fu un’ottima risposta, ma perché capisse con chi aveva a che fare, lo schiaffeggiai. Forse non sono stata chiara, spiegai sorridendo. La mia partecipazione a questa storia dipende dalla risposta che non mi hai ancora dato.

Lui alzò sconcertato le sopracciglia, ma velocemente si riebbe.

      Il mio bacio era, di fatto, un sì, disse.

      Bene, continuai, a questo punto dobbiamo concordare le modalità dei due percorsi, cioè quello concreto e quello letterario.

      Preferirei non concordassimo alcunché, obiettò avvicinandosi al mio viso per tentare nuovamente di baciarmi.

      Lo so bene… sospirai ponendogli una mano sul petto per fermarlo, ma anche l’assenza di regole richiede  punti fermi.

      Sentiamo, disse rassegnato.

      Per quanto concerne noi, intesi come soggetti fisici, non accadrà nulla di diverso da quel che succederebbe se non avessimo fini secondari, cioè non vivremo insieme, ammesso si voglia, non si farà o cercherà di fare all’altro ciò che l’altro non desidera, e, cosa della massima importanza, nessun obbligo di fedeltà, entrambi saremo liberi di frequentare chi più ci aggrada. In altre parole noi non diverremo una coppia, intendo ciò che comunemente s’intende per coppia.

      Sono d’accordo su tutta la linea, disse annuendo.

      Bene.

      Ora posso baciarti? domandò avvicinando nuovamente le sue labbra alle mie.

      No! dissi alzandomi dalla sedia.

      Perché?

      Perché non voglio…

 

5) * Giulio / L’intesa

      

      La baciai, eccome se la baciai! E fu tutto meraviglioso: non soltanto perché meravigliosa è lei e ogni singola parte del suo corpo, ma perché prima di riuscirci fu tutto molto intrigante…

      Quest’ostinato rifiuto mi fa pensare che non ti piaccio, dissi a quel punto, e se così fosse dovrei prenderne atto, ma siccome non ci credo perché non avresti accettato il mio invito e quindi non saremmo qui, penso che più semplicemente ti diverta condurre il gioco, ma non è consigliabile che tra noi si erga un conduttore, non sarebbe il miglior modo di cominciare, ragion per cui adesso sono io a porti una condizione: l’inizio del lavoro sul testo avverrà soltanto dopo che mi avrai concesso almeno un bacio, ovvero quanto di più propizio possa esserci per dare inizio a questa storia… dissi mostrandomi il più serio possibile.

      Quanto di più propizio? domandò divertita.

      Non credi?

      Non ti sembra un po’ infantile? Non pensi che dovresti adoperarti per farmelo desiderare?

      E’ quel che sto facendo.

      A me sembra che prima di far gioire il mondo, parole tue, tu voglia far gioire innanzitutto te stesso.

      Ti sbagli di grosso, gioiresti quanto me.

      Cosa te lo fa supporre?

      Quel che credo tu abbia intuito, cioè che so il fatto mio.

      Ok, va bene, però non qui né ora, sospirò prendendomi sottobraccio, facciamo un salto al Cacao e vediamo come si mettono le cose.

Ci spostammo al Cacao, un piccolo locale sul fiume, comodi divani, buona musica e inebrianti profumi. Nel tragitto, a bordo della mia auto, mi chiese quale fosse la mia visione del mondo e come in genere trascorrevo le giornate. Cercando di farla breve, perché non riuscivo a distrarre il mio sguardo dalle sue labbra e da tutto il resto, dissi che le mie giornate non esistono perché difficilmente ne trascorro di simili. E per quanto concerne la visione del mondo, spiegai, espressione che induce a pensare che il mondo possa essere visto, cosa impossibile perché il mondo non è la terra ma un’astrazione che allude all’insieme più o meno dettagliato del passato alla luce del presente, il cui contenuto per chi lo vede dipende da quel che sa e da ciò che ignora, ebbene, la visione che al momento ho io, conclusi, è un luogo del tutto immaginario cui urge la nostra storia.

      La nostra?    

      Certo, cioè quella che potrebbe diventare pubblica se riuscissimo a renderla tale.

      Potrebbe?

      Non sono stato io a metterlo in dubbio.

      Non dirmi che stai ancora pensando al bacio, disse fingendo di cadere dalle nuvole.

      A te era passato di mente?

      Speravo fosse passato a te.

      E’ impossibile: per riuscirci dovrei smettere di guardarti.

      Va bene, se vuoi ora puoi baciarmi, disse compiaciuta, con un sorriso benevolo, inspirando ed espirando profondamente.

      A questo punto dovrai essere tu a baciarmi… dissi volgendo il capo altrove.           

      Dai! A che gioco stiamo giocando? domandò leggermente innervosita.

      Al tuo…

Fu sul punto di  replicare ma rinunciò: inspirò, come si fa per proferire parola, ma si trattenne. Si volse verso di me, afferrò il bavero della mia giacca, mi avvicinò con decisione e mi baciò. Il piacere fu inenarrabile, di quelli che non vorresti finissero mai…

 

6) # Giulia / Il mare

   

     Interrompo, per ora, il racconto del nostro primo incontro, anche per scongiurare il rischio di trasformare quest’opera nel romanzo che non abbiamo intenzione di scrivere, la cui creazione non necessiterebbe né di quattro mani né di due teste, forse nemmeno di una. Ora siamo in riva al mare, è mezzogiorno e il sole splende alto nel cielo. Non rivelerò la località né il paese in cui siamo, non per il gusto di nascondere alcunché ma perché quando siamo insieme, ovunque accada, il luogo che ci ospita, chiuso o aperto, non è che uno sfondo più o meno gradevole. Certamente entrambi amiamo il mare, infatti abbiamo appena fatto il bagno, ma nessun elemento esterno, per quanto piacevole, può distrarci dalla principale ragione per la quale ci ritroviamo insieme, presente in noi anche quando siamo distanti, che al momento è produrre un numero di pagine sufficienti per fugare il residuo dubbio, prevalente in Giulio, ovvero capire se questa anomala architettura può reggere: rileggendo quanto sinora scritto a me sembra di sì, ma per lui non è sufficiente, quindi il pensiero, qualsiasi cosa si faccia, verte principalmente sull’opera. Scrivo queste considerazioni all’ombra del nostro ombrellone, il solo presente in tutta la spiaggia, lusingata dalla soave e ripetitiva sinfonia marittima. La nostra preferenza va alle spiagge deserte per due ragioni: innanzitutto possiamo concentrarci sicuramente meglio se a noi si offrono soltanto percezioni naturali, l’altra sarà immediatamente venuta in mente a chi legge. Mentre ci apprestavamo a fare il bagno, spogliandoci, Giulio mi osservava, e benché non avessi assunto alcuna posa erotica, il suo irrequieto sesso si era istantaneamente inturgidito. Avrei potuto non farci caso perché l’acqua freddina del mare l’avrebbe velocemente ridimensionato, ma non sarebbe stato leale, e poi a me non dispiace occuparmene, per questa ragione ho accolto in bocca la sua marmorea asta per il breve tempo che fu necessario. A Giulio piace questo trattamento, dice che sono brava, ma non ci vuol molto a esserlo in simili prestazioni. Subito dopo, lui avrebbe voluto ricambiare il piacere, in uno dei tanti modi in cui avrebbe potuto farlo, ma non l’ho ritenuto necessario. Per quanto singolare possa sembrare, noi non pensiamo che ogni qual volta l’uno o l’altro è eccitato, per qualsiasi ragione, si debba per forza giungere a conclusione entrambi. E’ una delle cose che ci distinguono, divenuta per noi acquisita consuetudine. Non ci teniamo a far divenire immediatamente equi, come se fossero transazioni commerciali, i nostri affetti. A differenza di quanti approfittano del partner, o gli permettono di approfittare di sé, per poi ritrovarsi a goderne o soffrirne, maniacalizzando l’insano ruolo, noi non rincorriamo parità ideali, in concreto altrove quasi mai presenti, ma accettiamo intenzionalmente lo squilibrio. Non ci aspettiamo d’essere ricambiati più o meno rapidamente quando facciamo qualcosa, di qualsiasi cosa si tratti. Non ci dispiace per niente ritrovarci in credito, ci sfidiamo implicitamente in questo senso, perché riteniamo costruttivo gratificare l’altro ogni volta che consciamente o inconsciamente lo desidera, e non sto parlando di andare a far la spesa o di buttar via la spazzatura. Sarebbe tuttavia impossibile se non fosse ritenuta una pratica benefica da entrambi. Perché lo è divenuta per noi, ma è impensabile che possa esserlo per la maggior parte delle coppie? Spero di non irritare i duri di comprendonio affermando che la maggior parte di esse è composta d’individui immaturi psicologicamente in quanto corrotti culturalmente. Corrotti? ci si chiederà. E da quale cultura? Non mi addentrerò in quest’abisso per non dilungarmi oltre, ma lo farò a più riprese.

7) * Giulio / Il confronto

     

      Credo sia il caso di tornare al nostro primo incontro, indimenticabile come ogni altro momento trascorso in sua compagnia, ma particolarmente importante per ciò che ne seguì. Ho però trovato azzeccata la scelta da lei adottata, cioè interrompere la sequenza temporale del racconto. La nostra tacita intesa operativa sta funzionando meglio di quanto mi aspettassi. Ora, dopo i primi interventi, abbiamo deciso di proseguire il lavoro anche quando non siamo insieme. In tali circostanze, finito il pezzo, lo inviamo all’altro via mail, con o senza commenti, incollandolo a quanto già scritto, e così a seguire. Io ho il compito di rivedere sintassi, composizione e termini da lei usati, il che ha avviato una discussione che probabilmente ci porteremo appresso. Lei sostiene che intervengo troppo sui suoi brani, creando una omologazione stilistica che potrebbe indurre a ritenere che ci sia un solo autore o autrice. Il problema è reale, anche se a mio avviso di scarsa importanza, e comunque per ora di non facile soluzione. Forse più in là interverrò meno, forse lei stessa diverrà più brava, ma al momento devo occuparmene come sto facendo. Giulia si esprime come parla, ma data la non ovvietà dei temi trattati non sempre quel che ne scaturisce basta a generare un’esposizione accettabile.

Quella sera, al Cacao, inebriato dal suo attesissimo bacio, mi ritrovai a baciarla e a ribaciarla letteralmente estasiato, senza riuscire a staccarmi dalla dolcezza delle sue labbra. La tenevo stretta accarezzandole i capelli, le circondavo la vita con un braccio, ubriaco di piacere, attirandola a me per impedirle di porre fine a quella delizia.

     Mi stai soffocando…  disse a un certo punto rossa in viso.

     Anche tu.

     Io non sto facendo nulla.

     Tuttavia basta e avanza.

Quando riprendemmo fiato, bevuto il nostro drink alla fragola, le chiesi che cosa volesse fare.

     Non quello che probabilmente hai in mente tu, rispose.

     Che cosa avrei in mente io?

     Quel che ora non vorrei fare

     Sarebbe?

     Dimmi la verità: il discorsetto con cui ti sei presentato, cioè iniziare una storia per poi farla divenire un soggetto da scrivere, è stata una cosa inventata sul momento, vero? Non credo fosse il tuo primario obiettivo, dubito insomma che lo pensassi seriamente.

      Perché?

      Perché non sta né in cielo né in terra! Intanto l’idea non ha nulla di rivoluzionario. Questo escamotage, come suppongo tu sappia, ricorda da vicino l’invenzione del signor Leopold Sacher-Masoch, intrepido cultore della totale sottomissione alla donna, cui si deve il termine masochismo.

     Mentirei se negassi l’impatto che ha avuto su di me il tuo aspetto, ma non è stata una trovata: il desiderio di dar vita a una storia radicalmente diversa ed eventualmente scriverla era presente in me da tempo.

      Per darle vita o per scriverla?

      Entrambe le cose: da anni fantastico un rapporto che faccia tesoro delle conclusioni cui a fatica sono giunto, cioè ovviare all’errore che ha condizionato le mie precedenti vicende e la mia vita sinora…

      Cioè? Quale sarebbe?

      Incarnare il peggio della millenaria cultura maschile.   

      Davvero pensi che possa bastare la volontà? Il destino di un rapporto dipende da due persone.

      Non c’è dubbio, infatti, ho subito pensato a te come la parte mancante.

      Ma smettila! Probabilmente ti comporti in modo simile con la maggior parte delle donne che ti piacciono.

      Non lo nego, ma non appena ho iniziato a parlarti è istantaneamente cresciuta in me la certezza di aver trovato la persona che cercavo. Ora, infatti, non ho alcun dubbio.

      Non sai nulla sul mio conto.

      Quel che al momento so basta e avanza: sei una buona lettrice e ambisci a divenire scrittrice, coincidenza che ha del magico.

      Il fatto che io partecipi alla scrittura di quel che ne sarà di noi non garantisce affatto che tra noi possa funzionare.

      Le condizioni che hai posto per iniziare contengono tutte le cautele del caso e sono le medesime che avrei proposto io…

      Però non garantiscono alcunché circa i futuri sviluppi. Insomma, non sono alla ricerca di garanzie: sarebbe stupido. Nemmeno in quanto viventi abbiamo un futuro garantito, ma sto cercando di smorzare il tuo eccessivo entusiasmo perché potrebbe essere controproducente.

      Non vedo come.

      Dando per scontate cose che non lo sono.

      Ad esempio?

      Ritenere che la buona volontà basti a far di te un soggetto diverso dal tipico maschio eterosessuale.

      Mettimi alla prova.

      Lo sei già…

      Ti faccio osservare che anche la tua prudenza non basta a far di te un soggetto diverso dalla tipica femmina isterica.

      La tipica femmina isterica non sarebbe qui.

      E il tipico maschio eterosessuale avrebbe già interrotto, con qualsiasi mezzo, questa conversazione. A differenza di Leopold von Sacher-Masoch, e di ogni altro, io non desidero né una padrona né una schiava. Quindi, sia nel concreto sia in ciò che potremmo scriverne, ciò che ne sarebbe di noi non avrebbe nulla a che vedere con la vita e le opere di nessun altro.

      Sei consapevole di quale fortuna io rappresenti per te?

      Non sto dicendo altro.

      Intendo te in quanto scrittore.

      Mi stai nascondendo segrete abilità?

      No… disse con un inaspettato evidente orgoglio, però penso che indipendentemente da quanto accadrà tra noi, quel che ne verrà fuori, scrivendone in mia compagnia, sarà del tutto differente da qualsiasi altra cosa, anche magistralmente scritta, creata da un solo autore.

 

8) # Giulia / L’inciampo

     

La nostra autonomia narrativa e quest’andirivieni nel tempo possono creare disorientamento, ma lo riteniamo costruttivo. L’intuitiva intesa sul divenire dell’opera ricalca specularmente quella reale, armonizzatasi passo dopo passo, tra baci negati e concessi, da quella mia dichiarazione in poi. Tuttavia non sempre le parole dei nostri dialoghi sono da noi riportate fedelmente, ma è impossibile ricordarle esattamente. Ad esempio, se non erro, io non dissi: quel che ne verrà fuori, scrivendone in mia compagnia, sarà del tutto differente…  Non ne sono certa ma se non ricordo male dissi: penso che ciò che si farà insieme potrebbe essere del tutto differente da qualsiasi altra cosa… Mi affidai al condizionale, cioè mi dichiarai meno certa di come appaio attraverso la frase riportata da Giulio, ma so che analoghe imprecisioni, altrove, non mi hanno vista immune. Per questa ragione, da un certo punto in poi, per non incorrere in equivoci abbiamo iniziato a registrare le conversazioni sui rispettivi cellulari, in modo tale da poterci attenere alle parole effettivamente pronunciate. In ogni caso, ecco come proseguì la conversazione:

      Bene, disse lui, mi fa piacere che tu ne sia convinta ma non basterà essere in due, a scrivere, per produrre un capolavoro.

      Io non ho parlato di capolavoro, precisai. Però a questo punto posso dirtelo, dubito che il nostro progetto possa divenire un fallimento.

      Che cosa ti rende così improvvisamente certa?

      Ora credo di poterlo confessare. Non appena hai parlato della tua idea non ho pensato ad altro. Dovevo innanzitutto verificare quanto fossi realmente idoneo tu, da ogni punto di vista, ma preso atto che forse lo sei, posso dirtelo.

      Cioè?

      Partecipando al tuo progetto potrò rendere pubblica la cosa che più mi sta a cuore, cioè la mia visione dei rapporti umani, in special modo quello tra i sessi, intorno al quale ho non poche cose da dire.

      Notai che invece di rallegrarsi della mia convinta adesione al progetto, si adombrò, tentando vanamente di nascondere il disappunto.

      Ora improvvisamente comprendo la tua reticenza a baciarmi e gli altri più o meno grandi temporeggiamenti, disse cambiando tono di voce.

      Non colgo il nesso.

      Eppure è evidentissimo. Se per me coinvolgerti in questa prospettiva è stata la ragione secondaria, per te prenderne parte è probabilmente stata la prima, se non la sola.

       Non so di cosa stai parlando: se non mi fossi andato a genio, come tu hai sottolineato riguardo la mia presenza qui, anche se mi avessi offerto un viaggio su Marte non ti avrei ascoltato.

      Ma è indubbio che la condizione preliminare è stata l’accettazione da parte mia del tuo coinvolgimento alla stesura del testo. Come ti saresti comportata se l’avessi rifiutato?

      Sono qui, ci sono venuta senza sapere che cosa avevi in mente, quindi non capisco. Hai condiviso di buon grado le mie premesse riguardanti le nostre personali libertà, non hai obiettato su nulla, e ora ti scandalizzi se non sono immediatamente caduta ai tuoi piedi? Per favore dimmi che stai scherzando…

      Anche il senso di quelle premesse ora mi è più chiaro.

      Ancora?

      Essendo il tuo interesse nei miei riguardi probabilmente secondario, se non inesistente, sentivi la necessità di un patto che non prevedesse alcun rafforzamento del nostro ipotetico legame.

      I nostri baci ti sono sembrati secondari?

      I baci possono anche essere simulati.

      A te sono parsi tali?

      In quel momento no, ma ora non ci metterei la mano sul fuoco.

      Guarda che ti stai trasformando in una grandissima delusione.

      Tu per me lo sei già… disse con cattiveria.

      Scusa, ma quale sarebbe il problema?

      Il problema è che forse tu non sei la persona giusta per questa storia.

      Quindi? Che facciamo?

      Non lo so… aggiunse senza battere ciglio. Scambiamoci i nostri numeri di telefono: stanotte ci penso e domani ti farò sapere.

9)* Giulio / La verità

 

Ci volle tutto il mio talento per rendere verosimile, pertanto credibile, il finale di quella conversazione. E benché Giulia ora sia al corrente che si trattò di uno scherzo, avendolo appreso il giorno seguente, si è presa il gusto di narrare nei dettagli la mia recita così come la visse: una comprensibile vendetta. Quando sono euforico adoro scherzare, e quella sera ero al settimo cielo. Avendo inteso con chiarezza che non sarebbe stato possibile né consigliabile spingermi oltre, cioè portarmela a letto il più presto possibile, o alla peggio tentare di farmela sul divano sul quale sedevamo, non trovai miglior rimedio per gestire la mia impazienza che inventarmi la facile scenetta dell’innamorato insicuro, anche per verificare, lo ammetto, se il suo interesse nei miei riguardi era paragonabile al mio nei suoi. Molti riterranno questo scherzo di cattivo gusto, perché su certe cose non si dovrebbe scherzare, ma io non credo esistano cose sulle quali non si possa, all’occorrenza, scherzare. Consapevole che questa mia inclinazione denota una leggera propensione al sadismo, la recita che lo scherzo intrinsecamente implica consente di capire aspetti della persona coinvolta che diversamente non si renderebbero leggibili. Va infatti rilevato che lei credette facilmente a quella pantomima perché qualcosa di vero in quei miei vaneggiamenti c’era, cosa che tuttavia era lungi dal turbarmi. Da lei e dal nostro incontro, lo ripeto, non potevo aspettarmi di più né di meglio.

La chiamai il mattino dopo di buon’ora, e naturalmente non rispose subito, dovetti richiamarla più volte.

      Ciao Giulia! Come stai? dissi come se nulla fosse accaduto.

      Che cosa vuoi? domandò freddamente.

      Vorrei  scusarmi.

      Per cosa?

      Credo tu lo sappia: per quel che ho pensato e soprattutto detto.

Non le svelai subito che era stato uno scherzo, preferii continuare la recita dell’innamorato invasato ma pentito dei suoi eccessi.

      Accetto le tue scuse ma non m’interessa più nulla, né di te né del tuo progetto… sentenziò.

      Possiamo parlarne di persona?

      Non vedo cosa ci sia da parlare: ti sei comportato da pazzo, quindi con tutta probabilità lo sei, ed io non ho alcuna intenzione di relazionarmi con persone instabili.     

      Certamente sono pazzo di te, ma devo confessarti qualcos’altro e devo farlo di persona.

      Qualsiasi cosa abbia da dire dilla subito, altrimenti riattacco.

      Sarebbe meglio se ne parlassimo di persona.

      Sto per riattaccare

Non potevo rischiare lo facesse davvero, quindi confessai ciò che andava confessato.

      Si è trattato di uno scherzo, nient’altro che uno scherzo, ho recitato la parte sino in fondo, e forse ho esagerato.

      Forse?!

      Ho esagerato.

      Perché? A che pro’?

      Adoro recitare, mi piace argomentare quel che non penso e talvolta mi faccio prendere la mano, specie se sono euforico, e ieri avevo tutte le ragioni per esserlo. Tu sei oggettivamente meravigliosa, da ogni punto di vista, assolutamente adorabile, non avrei potuto fare incontro migliore e ne sono indicibilmente felice.

      Come faccio a sapere se la parte recitata è stata quella di ieri sera o quella che stai sostenendo ora?

      E’ per fugare questo dubbio che vorrei parlarti di persona, ma se ci rifletti con calma ti accorgerai che le sole parole prive di senso sono state le ultime…

      Dove e a che ora?

      Direi subito…

      No, a mezzogiorno al Bar Roma, così mangiamo insieme.

 

 

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